I miracoli del messia interreligioso

Risultati immagini per messiah 1

Riflettere sui miracoli e sulla dimensione trascendente a cui essi aprono, si può fare partendo da un testo biblico del nuovo testamento, ma non solo.

La via privilegiata, in quanto attinge direttamente al testo rivelato, è leggere la pericope evangelica, passo passo, per comprendere l’oggetto del miracolo e mettendosi nei panni di coloro che lo chiedono/ricevono, e anche prendendo in considerazione la reazione di coloro che sono presenti (semplicemente distanti o contrari) nella narrazione storica.

Il miracolo divide le folle perché davanti ad esso non è possibile rimanere nel semplice o forbito commento. Il miracolo richiede un assenso reale, cioè quel disporsi o contrapporsi alla richiesta evangelica che promana dall’autore dei miracoli che è Gesù Cristo, adottando una condotta di vita che esprima nei fatti i suoi insegnamenti.

Nella serie di Netflix, Messiah, però la questione viene sollevata e ricontestualizzata (per certi versi stravolta, con una possibile indole maligna nascosta nel protagonista) in un ipotetico mondo a noi contemporaneo in cui un sedicente messia, dai tratti mediorientali, si presenta, comparendo dal nulla, a risolvere (e creare) questioni internazionali utilizzando il suo (apparente) dominio sugli elementi della natura, ma forse ancor di più, mettendo in campo la sua personalità misteriosa, carismatica e travolgente che cattura le aspettative delle masse.

Risultati immagini per messiah 1

Senza analizzare i dettagli della trama e mantenendo lo spoiler a livelli contenuti, gli episodi della serie che è utile commentare, in riferimento ai miracoli, sono il sesto e il settimo.

Il messiah presentato, che possiamo definire in qualche modo “interreligioso”, ma sarebbe meglio dire eclettico, in quanto assume e rielabora, senza particolari pretese, aspetti propri sia dell’apocalittica cristiana, ebraica ed islamica, dopo esser (involontariamente) diventato noto in tutto il mondo per la viralità dei social media, compie il gesto che dovrebbe rendere definitivamente credibile la sua origine non terrena e il suo compito di messaggero di Dio: cammina sulle acque davanti all’obelisco del National Mall a Washington DC.

La serie ricostruisce molto bene quella che potrebbe essere la reazione pubblica e l’audience mondiale che l’evento avrebbe, in particolare nel comportamento di coloro che hanno potuto conoscere il messia in modo personale.
Le reazioni sono differenti: dalla ostinata ricerca delle origini terrene (e dei sotterfugi politici che collegano il sedicente messia ad un anarchico scrittore russo) intrapresa da un’indefessa agente della CIA, fino alla fiducia (disattesa nel finale) di un pastore di una sperduta chiesa battista del Texas, che credeva di essere stato prescelto da Dio per una missione speciale, si ritrova quasi inconsapevolmente a prendere le difese del messia e perorarne la causa.

Messiah si contraddistingue per gli ottimi dialoghi: coloro che hanno in mano la situazione, e sono nella posizione di fare domande al misterioso personaggio di incerta origine, vengono ammaliati e sedotti dalla sua retorica che li tocca nelle proprie questioni personali, spiazzandoli come inquisitori che si ritrovano al banco degli imputati, chiamati a rendere conto dei loro sentimenti da un perfetto sconosciuto.

La vita “privata” e anche “pubblica” non può dunque essere slegata dalle aspettative religiose: dalla mamma che mette in secondo piano le cure di chemioterapia per la figlioletta malata di cancro, nella speranza che il messia possa toccare e guarire la sua bambina, fino ad un presidente degli Stati Uniti che ritira le truppe militari internazionali con la speranza che il nemico comprenda il gesto come segno di pace piuttosto che una manifestazione di debolezza.

Messiah fa riflettere sull’animo umano quando cerca non soltanto l’evento prodigioso ma anche una risposta di senso al mistero dell’esistenza in cui l’uomo non si auto-produce da se stesso, e in cui il tempo a disposizione non è illimitato come invece chiederebbe l’infinito concepibile dal pensiero.

La morte rappresenta dunque quella cartina al tornasole ineluttabile che ci chiama a prendere posizione nella precarietà e preziosità dell’esistenza, sopratutto di fronte alle relazioni familiari ove risiedono gli affetti più profondi. La religione, e la fede che in essa si esprime (in particolar modo la risurrezione per il credente cristiano), ma anche, in un certo senso per contraltare, le posizioni avverse al solo parlare di una esistenza divina, mettono in luce tutto il dramma e la consolazione che l’umano vive di fronte al mistero.

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...