Il Cristo filosofo

Inauguriamo oggi una piccola rubrica chiamata “l’immagine del mese”. Ci proponiamo di commentare e riflettere su un’immagine legata alla spiritualità cristiana.

Oggi presentiamo il sarcofago detto “di Stilicone” e le parole di Benedetto XVI che nella Spe Salvi fa riferimento alla figura di Cristo filosofo, la stessa usata nei sarcofaghi degli inizi del cristianesimo.

L’immagine principale [del retro del sarcofago] è costituita, […] dalla raffigurazione del collegio apostolico; al centro sta Cristo, senza barba e con capelli lunghi, seduto in trono; tiene un libro nella mano sinistra e con la mano destra fa il gesto della parola.

L’abbigliamento del Cristo, vestito di tunica e pallio, e la posizione nella quale è raffigurato, seduto con i piedi poggiati su un suppedaneo, [e con il libro tra le mani] permettono di accostare l’immagine alle raffigurazioni di filosofi presenti spesso nell’arte funeraria pagana. Ai lati di Cristo stanno dodici apostoli seduti; alcuni di essi acclamano con la mano destra verso il Cristo e quasi tutti tengono nella mano destra un rotolo chiuso o ripiegato.

Il retro del sarcofago “di Stilicone” della basilica di S. Ambrogio
di Milano (copia conservata al Museo Pio Cristiano, ©Musei Vaticani)

La fisionomia dei due apostoli ai lati del Cristo permette di riconoscervi Pietro (alla sua destra) e Paolo (alla sua sinistra). Ai piedi di Cristo, davanti al suppedaneo raffigurato come una roccia (con la quale si è voluto fare riferimento al monte paradisiaco) è raffigurato l’agnello e, ai lati, due personaggi con le mani velate, nei quali sono da riconoscere i coniugi defunti proprietari del sarcofago. (cf. Kaory Yamada, Il sarcofago “di Stilicone” : note sulle scene con il collegio apostolico e con la Traditio Legis) link originale al sito Kwansei Gakuin University Repository, oppure download dal server locale

Le parole di Benedetto XVI legate a tali rappresentazioni sacre si trovano nella Spe Salvi al n 6

I sarcofaghi degli inizi del cristianesimo illustrano visivamente questa concezione – al cospetto della morte, di fronte alla quale la questione circa il significato della vita si rende inevitabile. La figura di Cristo viene interpretata sugli antichi sarcofaghi soprattutto mediante due immagini: quella del filosofo e quella del pastore. Per filosofia allora, in genere, non si intendeva una difficile disciplina accademica, come essa si presenta oggi. Il filosofo era piuttosto colui che sapeva insegnare l’arte essenziale: l’arte di essere uomo in modo retto – l’arte di vivere e di morire. Certamente gli uomini già da tempo si erano resi conto che gran parte di coloro che andavano in giro come filosofi, come maestri di vita, erano soltanto dei ciarlatani che con le loro parole si procuravano denaro, mentre sulla vera vita non avevano niente da dire. Tanto più si cercava il vero filosofo che sapesse veramente indicare la via della vita. Verso la fine del terzo secolo incontriamo per la prima volta a Roma, sul sarcofago di un bambino, nel contesto della risurrezione di Lazzaro, la figura di Cristo come del vero filosofo che in una mano tiene il Vangelo e nell’altra il bastone da viandante, proprio del filosofo. Con questo suo bastone Egli vince la morte; il Vangelo porta la verità che i filosofi peregrinanti avevano cercato invano. In questa immagine, che poi per un lungo periodo permaneva nell’arte dei sarcofaghi, si rende evidente ciò che le persone colte come le semplici trovavano in Cristo: Egli ci dice chi in realtà è l’uomo e che cosa egli deve fare per essere veramente uomo. Egli ci indica la via e questa via è la verità. Egli stesso è tanto l’una quanto l’altra, e perciò è anche la vita della quale siamo tutti alla ricerca. Egli indica anche la via oltre la morte; solo chi è in grado di fare questo, è un vero maestro di vita. La stessa cosa si rende visibile nell’immagine del pastore.

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