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La reclusione forzata di questi giorni ci costringe a cambiare il nostro rapporto con la rete e con i mezzi informatici. Salutare i nipoti, ordinare la pizza, riscuotere la pensione, sostenere l’esame di tesi, cantare il nostro essere italiani… ogni azione è passata attraverso un canale digitale prima di arrivare al suo destinatario umano. E se questo virtuale ci ha permesso nel tempo della precarietà di supplire all’incontro reale, abbiamo compreso quanto il reale sia specifico e caratteristico del nostro essere umani.

Anche il tempo libero è passato in modo differente. La passeggiata quotidiana, quella che ci permetteva di evadere dalle quattro mura (e forse anche dalle nostre relazioni familiari non perfette) si è trasformata nelle navigazioni web più disparate. Ci siamo accorti che la rete è un grande supermercato pieno di ogni bene (virtuale) e che pur avendo tanto tempo a disposizione per l’esplorazione del www, questo non bastava comunque.

Seguire la messa in streaming, ascoltare il proprio cantante preferito, avere l’aggiornamento istantaneo sui numeri del coronavirus, imparare a cucinare con i tutorial di youtube, messaggiare e videochiamare. Tutto fatto stando comodamente seduti nella propria poltrona (con la speranza che la rete reggesse tutto il carico di milioni di navigazioni).

Abbiamo visto cose fattibili e cose alquanto strane. Abbiamo pensato che era finalmente ora di imparare l’inglese con le videolezioni gratuite (di professori alle volte improvvisati altre seri) ma ci siamo resi conto di non essere avvezzi ad una disciplina mediatica. C’è infatti poi venuta la voglia di costruirci una e-Bike seguendo il corso in 8 puntate su youtube, ma avremmo speso 1000 euro e forse non avremmo raggiunto il nostro scopo… quindi siamo passati all’opzione cultura volendo conoscere i misteri dell’astrofisica seguendo tutti i documentari possibili oppure conoscere finalmente che cosa è successo in quel lasso di tempo che non avevamo studiato alle scuole medie… poi siamo passati alle cose leggere… e ci siamo ritrovati a voler acquistare l’aspirapolvere hitech la cui recensione video ci ha fatto ritenere obsoleta la nostra vecchia e cara scopa.

E a coloro che erano alieni dal pianeta informatico saranno giunte proposte di aprire account, di farsi un conto online, di stare attenti ai google/facebook ads… che nella rete ci sono creature chiamate bot, che possiamo esprimerci con un tweet, che nel futuro si pagherà tutto in bitcoin, che si possono leggere gli ebook, e che … come ogni paradiso pure nel www ci sono i virus (non biologici).

Forse abbiamo anche fatto l’esperienza del cinema casalingo, dell’addicting da Netflix, Sky, AmazonVideo e tutte le piattaforme di video on demand che crescono come funghi nella selva di Internet.

Ma non è solo questione di divertimento. Abbiamo imparato che la rete può essere preziosa anche per lo smartworking (nella misura di coloro, fortunati o costretti, che hanno potuto trasformare il loro lavoro eseguendolo dal pc di casa); abbiamo assistito alle lezioni online tramite le più svariate piattaforme di videoconferenza, per studiosi giovani e anche giovanissimi; abbiamo compreso che per stare lontani da possibili contagi, anche col nostro caro medico, c’è stata la possibilità della ricetta online.

Tante cose abbiamo fatto, visto e spero infine pensato. L’uomo, questa mirabile creatura che si espande e non si ferma, nemmeno con il virus e il virtuale. Delicata e fragile, potente e imprevedibile. Nel mondo reale di ieri, in quello un po’ più virtuale di oggi, e nel mondo che verrà.   

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