Cristianesimo ed Europa, pace e Vangelo

Le radici del Vangelo non sono europee. Esso è scritto in lingua greca da autori ebrei, che hanno vissuto gli eventi e la sequela del Nazareno. Esso è rivolto primariamente a piccole comunità (inizialmente minoranze giudaiche o pagane di lingua greca) che hanno la necessità di fissare in modo scritto la storia di Colui in cui hanno iniziato a credere tramite una testimonianza orale.

Anche le radici del Cristianesimo non sono europee. Se con il termine intendiamo il riconoscimento (esterno) sociale di un gruppo che professa la sua religione nell’ebreo Gesù detto il Cristo, gli Atti degli Apostoli ci ricordano che non in Europa ma «ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani» (cf. At 11,26).

Continua lettura su SettimanaNews.it 6 febbraio 2023 (di Marco Staffolani)

«Avatar 2»: attraverso l’acqua, verso l’Oltre

La minaccia per Pandora, anche in questo sequel, è costituita dalla tecnica senza rispetto dell’uomo, che ha già distrutto quasi completamente la terra. La «gente del cielo», come vengono chiamati gli umani dai Na’vi, ritornano dopo diversi anni apparendo nel cielo notturno come un’infausta «nuova stella», sicuramente non come quella dell’Epifania che guida i Magi a ritrovare il Salvatore.

continua la lettura su settimananews.it 9 Gennaio 2023

Il Pontificato interrotto

Mentre preghiamo per papa Benedetto riproponiamo questo articolo apparso nel 2013 sulla rivista Studium,
“Il pontificato interrotto. Spunti per un bilancio teologico” di Giuseppe Lorizio, «Studium», 3, a. 109 (2013), pp. 411-424.

Il novantenne prete sollevò il capo dalle pagine dell’Osservatore Romano del 12 febbraio ed esclamò: «C’è più sapienza in queste poche righe che in tutti i libri e le encicliche che ha scritto!». Il senso di sgomento che l’annuncio del giorno prima aveva suscitato nella mente e nell’ani­ma di molti credenti, fra cui i preti della comunità, sembrò quasi dis­solversi e lo stupore lasciò lo spazio alla riflessione e al dialogo. Ma co­s’avevano di così sapienziale quelle poche righe da aprire nuovi oriz­zonti di pensiero e di valutazione di un gesto fino al giorno prima inau­dito? In primo luogo il riferimento alla “coscienza”, la cui voce neppu­re un Papa può mettere a tacere. E questa voce lo ha messo di fronte al­l’evidenza dell’ingravescente aetate (espressione quasi onomatopeica), ormai ritenuta inadeguata rispetto ai profondi e rapidi mutamenti del nostro tempo e alle rilevanti problematiche ecclesiali da affrontare con il necessario vigore del corpo e dell’animo.

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Legalità alle scuole elementari: accade a Castellammare con don Gennaro Giordano

“La sfida è quella di entrare nelle scuole elementari, portando alla loro attenzione persone, testimonianze di chi si impegno ogni giorno: medici, forze dell’ordine, gli stessi genitori. Il tema è: Un sogno per il futuro. Di solito questi progetti sono rivolti a ragazzi un po’ più grandi, ma il fenomeno in aumento della criminalità giovanile ci spinge a credere che sia giusto intervenire sui più piccoli come forma di prevenzione. Se piantiamo il seme della legalità alle elementari potremo avere in futuro sempre meno ragazzi che prendono strade sbagliate”. Così racconta con forza e con entusiasmo don Gennaro Giordano, da quattro anni parroco della chiesa di S. Agostino, nel rione periferico Cmi di Castellamare di Stabia.

Leggi articolo su il riformista 27/12/2022

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“Dico sempre che mi rovo in una periferia periferica. Siamo ai confini della città, del territorio di Castellammare. Di solito le attenzioni degli amministratori vanno più verso il centro cittadino, verso i luoghi del commercio e anche della movida. Qui da noi manca un’edicola, manca una libreria. E sebbene non sia un rione propriamente pericoloso, come parroco sto cercando di lavorare per un risveglio delle coscienze”.
Come è nata questa iniziativa per le scuole elementari e la prima media?
Da una riflessione nel periodo della pandemia. In quei mesi ho girato il quartiere, incontravo le persone sotto le case, parlando con tante persone, dalle loro finestre, dai balconi, portando parola di conforto, di speranza, e raccogliendo sfoghi, invitando a rispettare le regole emanate allora dalle autorità. Ho conosciuto di più il quartiere. Ma dopo la pandemia ho visto che i giovani continuano a non venire in chiesa, non frequentano, non si vedono. I giovani sono attratti dal mondo della criminalità che promette soldi facili con lo spaccio, vite comode, oggetti di lusso. In pochi mesi, mi hanno confermato le forze dell’ordine, oltre 100 minorenni sono stati fermati, qui in zona, per il possesso di armi bianche o per reati violenti. Questa realtà mi interroga.
Invece i bambini seguono le attività della parrocchia?
Sì, ci sono 180 bambini per le classi della prima comunione. Per questo come diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, con il vescovo, ci siamo resi conto di dover fare qualcosa. Da parte mia, ho considerato che nel rione è presente la scuola elementare e la media. Mi sono detto che bastano, per cominciare.
E in concreto?
È partito dal 25 novembre il progetto “Un sogno per il futuro” per gli alunni e le alunne delle elementari e della prima media. Abbiamo cominciato un percorso di incontri nella scuola, per portare alla loro attenzione idee positive e valori, facendo pensare ai bambini ed alle bambine che può esserci un futuro di dedizione agli altri. Ogni tre settimane organizziamo degli incontri con persone vere, concrete: con operatori sanitari, esponenti delle varie forze dell’ordine, ma anche con i genitori, a testimonianza di cosa fanno, per dire ai nostri alunni: guarda i veri eroi sono loro, il vero eroe è chi opera nel quotidiano, non guardare ai soldi facili che possono venire dalla criminalità. Il vero rispetto non si deve basare sulla paura, ma sulle azioni positive che vengono compiute.
Il primo incontro come è andato?
Il 25 novembre era la giornata mondiale contro le violenze sulle donne. Ho parlato di questo tema e di come sia necessario ed importante rispettarci e rispettare. Ho allargato il tema, dalle persone a tutte le dimensioni della vita e dell’ambiente, ed ho trovato una platea di bambini e bambine attenti, con il massimo sostegno da parte degli insegnanti. Dobbiamo partire dai più piccoli, è in questa fascia di età che si forma la coscienza. E dobbiamo integrarci con la società civile, in un dialogo tra scuola e società, mostrando esempi positivi, mostrando che essere impegnati a favore della collettività è importante, può essere una strada per ciascuno e ciascuna, con il contagio e l’esempio positivo del bene.
Lei è specializzato in teologia fondamentale. Qui sta imparando un linguaggio nuovo?
Penso che Gesù ha parlato di Dio in modo semplice. Ha mostrato l’importanza di chinarsi verso gli altri, senza chiedere documenti o dichiarazioni. Come l’esempio del Samaritano: si prende cura, non chiede niente prima. Agisce, e così mostra il volto di Dio. Gesù ci dice che c’è uno spazio di salvezza per tutti, che ognuno è degno di attenzione. E penso che chi opera nella criminalità non sia felice. Ma l’annuncio è qui: c’è uno spazio di salvezza. In fondo la teologia fondamentale ci porta alla radice profonda della fede: Dio soccorre, anche se sei a terra. È una verità profonda. Può venire espressa in modo semplice!

La fede e le parole. Immacolata Concezione, il dogma tra devozione popolare e teologia

Di Giuseppe Lorizio su Avvenire.it 08/12/2022
La parola “dogma” non gode di buona reputazione nel nostro contesto culturale occidentale. Il pensiero critico della modernità compiuta, con Immanuel Kant, si è assunto il compito di svegliare l’umanità dal “sonno dogmatico”. Il pensiero liquido della post-modernità o tarda modernità non ama i punti fermi e si delinea come post-veritativo, garantendo cittadinanza esclusivamente alle opinioni. Eppure, un grande pensatore russo come Pavel A. Florenskij, evocando la dimensione paradossale e antinomica del dogma, ammoniva: «Se la verità non fosse antinomica, il raziocinio, muovendosi in cerchio nel proprio campo, non avrebbe un punto d’appoggio, non vedrebbe l’oggetto extra-razionale, e quindi non avrebbe lo stimolo ad abbracciare l’eroismo della fede. Questo punto d’appoggio è il dogma. Proprio con il dogma incomincia la nostra salvezza, perché il dogma, essendo antinomico non costringe la nostra libertà e dischiude tutta l’estensione della fede volontaria o della maligna incredulità» (La colonna e il fondamento della verità)…. Continua a leggere su Avvenire.it 08/12/2022

Urge insistere «sulla valenza “politica” del sapere della fede»

Intervista di Rocco Gumina a Giuseppe Lorizio. – su tuttavia.eu, 1 Dicembre 2022

Da tempo si discute, anche in Italia, di rinnovamento della teologia. La Veritatis gaudium di papa Francesco ha offerto ai teologi delle importanti indicazioni sul tema. Per il pontefice, infatti, la ricerca teologica – oltre ad assumere l’atteggiamento dell’umiltà – deve essere in grado di dialogare con il mondo contemporaneo e, quindi, con le scienze umane e le svariate espressioni artistiche prodotte dall’uomo. Di questo tema discutiamo con Giuseppe Lorizio. Professore ordinario di Teologia fondamentale nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense […]

 Professore Lorizio, nel suo recente volume Semi del Verbo, segni dei tempi, sostiene l’esigenza di una “teologia in contesto”. Quali sono le peculiarità di una teologia contestuale?

Si tratta della “compagnia del testo”. La Parola di Dio attestata nelle Scritture Sante non cade dal cielo, ma si genera in un grembo-contesto di cui parla la lingua e condivide le istanze culturali…

continua la lettura su tuttavia.eu del 1 dicembre 2022

Fuori e dentro Matrix, 20 anni dopo. Riflessioni ad ampio spettro sul quarto capitolo della saga.

Di Marco Staffolani su SettimanaNews.it 29 Novembre 2022

L’iconica figura di Neo, l’Eletto, colui che muore per salvare l’umanità assediata dalle macchine, nell’epica trilogia di Matrix, è tornato sul grande schermo a gennaio 2021 per il quarto capitolo della saga. Abbiamo già riflettuto su una lettura agapica e staurologica di tale figura; qui vorrei fare una sinossi tra Resurrections e Reloaded/Revolutions, per vedere cosa è cambiato fuori e dentro Matrix in questi 20 anni.

Ancora «Pillola rossa o pillola blu»!

Comprendere di primo acchito quanto accade nei primi 20 minuti del quarto episodio è davvero difficile. Sembra di essere tornati al Matrix originale, davanti ad un reboot. Chi è attento, anche nella fugacità dei dialoghi, si accorge però che siamo dentro ad un modale, cioè una realtà virtuale dove i programmi (qui chiamati senzienti digitali) vengono fatti allenare per evolvere….

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