Corso 10286_2021_ appunti

Appunti prima lezione (24/02)

Il problema è riflettere teologicamente sul tema della immaginazione.

Abbiamo a che fare con due generi: fantasy e fantascienza.

Come esempio di genere fantasy possiamo pensare ad Harry Potter, per il genere fantascienza possiamo pensare a Matrix.

La dimensione della fantascienza evoca il tema della tecnica, il futuro; mentre il fantasy evoca il passato, espressioni medioevali. Noi siamo a metà tra le due situazioni, nel presente.

Cominciamo ad analizzare il sottotitolo: l’immaginario della fede, e poi vedremo il sintagma “la teologia tra scienza e fantascienza”.

Il problema sta nella figura della teologia che si è per secoli adeguata alla concettualizzazione, per la teologia ciò che conta è il concetto, l’idea, la struttura speculativa.

L’immaginazione invece sarebbe soltanto un apporto didascalico, parenetico, secondario, didattico, omiletico, pastorale. Il teologo sarebbe colui che fa la fatica del concetto, e si esprime attraverso nozioni e concetti.

Questo approccio della teologia è in crisi per due motivi.

1. Il concetto “chiede” l’immagine. Al suo interno la teologia si accorge che il concetto eidos, fa riferimento al verbo orao, che significa vedere. Idea è visibilità, è anche quindi immagine. (un passaggio di Tommaso d’Aquino, nelle cinque vie, nell’ultima via, quella della finalità, quando dice che anche le cose non intelligenti, la res fisica ha un suo fine, perché c’è una intelligenza che indirizza al fine; Tommaso in quel caso usa l’immagine dell’arciere che usa la freccia per puntare al bersaglio).

Lo stesso pensiero speculativo si rende conto che il concetto rischia di rimanere nell’astrattismo puro, quindi c’è una logica insieme allo stesso tempo simbolica-immaginativa(immaginaria). Questa logica riguarda anche la fede.

Questo impianto speculativo teologico confligge con la parola, o con il comandamento: non ti farai immagini, né di ciò che è nel cielo né di ciò che è sulla terra? c’è un tabù dell’immagine?

Dobbiamo rimanere sul crinale tra le tentazioni immaginifica e quella concettuale, noi siamo in mezzo. Pensiamo alla crisi iconoclasta: distruggere tutte le immagini per rispettare alla lettera il comandamento? Oppure ripensare l’immagine. Pensiamo ad esempio alle processioni…? Possiamo abitare le processioni in senso cattolico?

Immagine si dice in due modi, si dice idolo e si dice icona.

Idolo è quando ci si riferisce ad un oggetto. L’idolo si fa portare dove vuoi tu, l’idolo è di derivazione magica. La magia è una serie di tecniche per far fare al divino qualcosa che voglio io … assimilarlo ai miei desideri… la tentazione è che il divino ubbidisca all’umano.

La fede invece è il contrario. È l’uomo che è chiamato ad obbedire al divino.

Esempio: il problema delle culture africana o latino americana. C’è ad esempio l’usanza culturale di andare dal mago, dal guru, dallo sciamano. Questo è un atteggiamento magico, sistematicamente idolatrico. (cf. J.L. Marion l’idolo e la distanza).

L’icona ha una valenza mediatica. Essa apre un programma, un sito. L’icona mi porta altrove (cf. Florenski “le porte regali”, o anche un capitolo del fondamento della verità).

La scelta della chiesa è quella iconografica. L’iconografia contro l’idolatria. La cattolicità è una via media tra una iconoclastia tipica del protestantesimo, e l’iconografia esasperata tipica dell’ortodossia. Il cattolico tiene insieme il fatto che il Cristo è l’icona di Dio (pienamente visibile), ma anche immagine del Dio invisibile. Nella cattolicità però la liturgia non è come all’orientale che rischia di separare il popolo di Dio (tra clero e laici).

2. Il mito non può essere tolto. L’uomo non può fare a meno del concetto, e nemmeno delle immagini. L’attività poietica, mitica non può essere relegata all’infanzia. La dimensione media si deve avere anche tra Platone e Omero. Platone stesso, per dire le cose più profonde, non ricorre al concetto, o all’idea, ma all’immagine. La superiorità del concetto rispetto all’immagine è una precomprensione occidentale. La precomprensione sarebbe che quando si diventa adulti si smette di sognare e si inizia a pensare. Ma chi ha detto che quando si sogna non si pensa?

Il giovane porta il sogno.

Ritornando dunque alla coppia fantasy fantascienza dobbiamo rilevare che l’uomo stesso è a metà tra gli animali e le macchine.

Il rimanere fanciulli o il ritornare bambini è un messaggio evangelico. I nepioi del vangelo non sono i bambini nel senso cronologico, ma nel senso di umiltà, i piccoli.

Nietzsche ci propone tre figure: lo spirito del cammello/asino, del leone, del bambino. Lo spirito del cristiano sarebbe quello di qualcuno che ubbidisce senza pensare. Sarebbe come il cammello che affronta il deserto e la sua calura con remissione. Obbedendo in modo remissivo. Ma se il cammello si sveglia dalla sua condizione, egli diventando un leone, è come colui che prende in mano il suo destino, siamo nella visione del superuomo. Nietzsche però dice che né il cammello né il leone sono lo stadio finale da raggiungere. La finalità è quella di bambino.

La figura media del bambino, sarebbe quella di colui che dice sì (come il cammello che obbedisce), ma è colui che accoglie con semplicità la volontà senza rimanere remissivo, e in maniera creativa non rinuncia alla sua interpretazione (come il leone, che fa secondo la sua volontà).

Il nostro cristianesimo sta tra quello dei cammelli e quello dei leoni. Siamo semplici come i fanciulli.

Perché la sacra dottrina, può usare il linguaggio metaforico? Perché la scrittura stessa è intrisa di linguaggio metaforico. Diventa un modo per rileggere le scritture, per non farle diventare un trattato o una dogmatica. La scrittura infatti è un racconto. Il racconto è importante perché quando riflettiamo sull’immaginario della fede riflettiamo sul futuro.

Il passato si racconta, il presente si espone, il futuro si immagina.

Siccome nelle scritture non c’è solo il passato, ma anche il presente e il futuro, e siccome giochiamo molto sul futuro, sull’escaton, non possiamo non usare l’immaginazione.

Tre indicazioni: Il mito, il sogno e l’apocalisse.

Nel genere fantasy intervengono rappresentazioni del passato. Pensiamo ad esempio ad Harry Potter e alle rappresentazioni dell’alchimia. Fantasia nel racconto e racconto nella fantasia. Possiamo vedere alla fantasia presente nella stessa scrittura con il la letteratura apocalittica (la si frequenta poco e si rischia di non comprenderla più).

Sembra che oggi noi non abbiamo tempo, la nostra agenda sembra sempre essere piena. Non abbiamo tempo per riflettere per ruminare, per analizzare questi prodotti della cultura diffusa, fatta anche di fantasy e fantascienza.

Il problema della pop theology. La pop theology è infestata dalla tentazione catechetica omiletica. Si pensa che fare pop theology (per esempio attraverso le canzoni di san remo) equivarrebbe a evangelizzare. L’arte se è tale non è funzionale a nulla se non a sé stessa. Pop theology non è utilizzare delle frasi presenti nelle canzoni per argomentare in una predica.

Il problema della pop theology è quello di raccogliere i semi del Verbo nella cultura diffusa.

Due binari.

Il mito del popolo. Papa Francesco seguendo un filosofo antropologo (argentino ma di origini tedesche) dice che la categoria del popolo non è mistica ma mitica. Il popolo è un mito.

Ogni popolo si nutre di miti. Ogni gruppo ha dei miti fondatori, su cui si sostiene, che racconta e ripete senza necessariamente scriverli.

Il popolo è una categoria mitica significa che c’è e non c’è. C’è come prospettiva immaginifica. La Chiesa è può essere detta popolo di Dio… ma il cv2 non ha fatto scelto della chiesa come popolo di Dio, ma della chiesa come mistero e sacramento. In quanto popolo di Dio la chiesa è mistero e sacramento dell’unione di Dio con l’umanità.

Per La teologia e per il magistero la chiesa oscilla tra questi poli… ma l’orizzonte è quello misterico sacramentale.

Ogni popolo ha i suoi miti originari. Il filosofo a cui si rifà il papa diceva che non è tanto importante l’essere quanto lo stare. Ma questo stare è nomadico. Perché navighiamo …

Chiameremo in causa: la creazione, la redenzione, l’escatologia.

La creazione ha come tema di mezzo il demiurgo.

La redenzione, che si esplicita nella custodia dell’umano. La salvaguardia di ciò che è autenticamente umano.

Il destino finale.

Sono questi tre i temi a tenere insieme la dimensione teologica e culturale.

  • Libro di Steeves
  • La teologia tra scienza e fantascienza. (Boffi, Sabetta HP, Lorizio su fantascienza)
  • Renato Giovannoli la scienza nella fantascienza (il capitolo “il Dio del piano di sopra”)
  • Golem XIV (la macchina spiega all’uomo chi è)
  • Benanti: le macchine sapienti, intelligenze artificiali e decisioni umane
  • “Perché la tecnologia ci rende umani. La carne nelle sue riscritture sintetiche e digitali”.
  • Essere una macchina, O’connell
  • Tesi su Matrix hominis (tesi fatta dalla facoltà dell’emilia romagna)

Nell’immagine c’è qualcosa di artificiale. La religione è l’artifizio della fede.

La fede non è la religione. La fede sta sotto e si esprime. Nel momento in cui la fede si esprime “si immette” qualcosa di artificiale.

http://www.tierrasdeamerica.com/2017/11/03/descubriendo-el-pensamiento-del-papa-bergoglio-aparece-la-primera-biografia-intelectual-de-bergoglio-con-sorpresas-y-desmentidas-entrevista-al-autor-massimo-borghesi/