Corso 10334 Lezione 7-8 26/11, 03/12/2019 Le cronache di Narnia

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Un itinerario tra libro e film

Da La strega, il leone e l’armadio. e l’omonimo film.

Lucy scopre Narnia

Poco dopo [ i quattro ragazzi] arrivarono in una stanza quasi vuota: c’era solo un grande armadio appoggiato al muro, del tipo che ha uno specchio nell’anta; a parte il mobile, sul davanzale della finestra si vedeva una piantina di fiordalisi secca.

— Qui non c’è niente — decise Peter, proseguendo nella marcia. Gli altri lo seguirono a eccezione della piccola Lucy, che si era fermata davanti all’armadione chiedendosi cosa contenesse. Certo era chiuso a chiave, ma un tentativo si poteva anche fare; Lucy toccò la maniglia e con sua grande sorpresa la porta si aprì subito. Ne vennero fuori due palline di naftalina.

Guardando all’interno, Lucy vide che il guardaroba conteneva cappotti e pellicce. A Lucy le pellicce piacevano tanto: entrò nel vano e si divertì ad accarezzarle con la mano, ci strofinò il viso e trovò che avessero un buonissimo odore. Naturalmente aveva lasciato un’anta aperta, perché sapeva benissimo che entrare in un armadio e chiudersi la porta alle spalle è la cosa più stupida che si possa fare.

Dietro la prima fila di pellicce ce n’era un’altra. Lucy fece qualche passo, tenendo le braccia tese in avanti: non voleva sbattere improvvisamente contro la parete dell’armadio. Un passo, due, un altro. All’interno era buio, Lucy non vedeva niente, e per quanto annaspasse con le mani non incontrava che il vuoto.

“Questo armadione è semplicemente enorme” disse tra sé, continuando ad avanzare e scostando le pellicce per fare spazio. Poi cominciò a sentire qualcosa che scricchiolava sotto le scarpe. — Ancora naftalina? — si domandò, chinandosi per sentire con le mani. I polpastrelli rivelarono qualcosa di morbido, sottile come sabbia e freddissimo.

— Molto strano, sembra neve — mormorò Lucy. Un attimo dopo sentì contro il corpo e il viso qualcosa di duro e ruvido, perfino pungente. — Sembrerebbero rami d’albero — bisbigliò, sempre più sbigottita. E allora vide una piccola luce che brillava lontano, dritto davanti a lei. Lucy si rese conto che dove avrebbe dovuto esserci la parete di fondo dell’armadio c’erano invece alberi.

Quello era un bosco, e nel bosco c’era un sentiero. Nevicava; era già buio e nevicava.

[…]

Dopo pochi minuti arrivò a un lampione. Si domandò a chi possa venire in mente di piazzare un lampione in mezzo al bosco, e proprio in quel momento sentì un leggero scalpiccio. Qualcuno veniva dalla sua parte… Tra gli alberi, proprio di fronte a Lucy e in piena luce del lampione, apparve una strana figura. Era poco più alta della bambina e si riparava dalla neve reggendo in mano un ombrello che era già tutto coperto di candidi fiocchi. Dalla cintola in su sembrava un uomo come tutti gli altri, ma i fianchi e le gambe erano quelli di una capra coperta di peli neri, folti e lucenti.

[…]

In una mano, come ho già detto, teneva l’ombrello, nell’altra un bel po’ di pacchi e pacchettini avvolti in carta scura. Con tutta quella neve e quei pacchetti, sembrava un signore che torni a casa dopo aver comprato i regali di Natale.

Invece era un fauno. Quando vide Lucy ebbe un sussulto di sorpresa, ma così forte che i pacchetti gli caddero di mano.

Edmund, la regina (Jadis) e il vecchio professore (Digory)

[Edmund] balzò nell’armadio e si chiuse la porta alle spalle (evidentemente, aveva dimenticato che non bisogna farlo in nessun caso, neanche con un armadio magico). Edmund cominciò ad agitare le braccia nel buio, sicuro di trovare Lucy quasi subito. Fu sorpreso del contrario, così pensò di aprire la porta per lasciar entrare un po’ di luce, ma non trovò neanche quella. La cosa non gli piacque per niente. […] Si mise a correre, sicuro di uscire nella stanza vuota, ma sbucò in uno spiazzo deserto, tra grandi abeti dal tronco scuro. Il terreno era coperto di neve friabile e asciutta. Tra i grandi alberi imbacuccati di bianco, il cielo appariva di un bel celeste chiaro, come si vede nelle limpide mattine d’inverno. Proprio davanti a Edmund, ma lontano, sorgeva il sole, tutto rosso e brillante. […] Poi si ricordò di Lucy e di quanto l’avesse presa in giro a proposito del paese immaginario che si era rivelato tutt’altro che immaginario.

[…] Si guardò intorno e decise che quel posto non gli piaceva affatto: meglio tornare indietro. Stava per farlo, quando sentì un suono di campanelli in lontananza. Ascoltò meglio e scoprì che il suono si avvicinava sempre più, finché vide apparire una slitta trainata da due renne. Erano alte come i cavallini delle isole Shedand, ma avevano un bel mantello bianco, più candido della neve. […] Sulla slitta, al posto di guida, c’era un ometto che, se fosse stato in piedi, non sarebbe arrivato al metro d’altezza. Era un nano grasso, con una gran barba che scendeva a coprirgli le gambe come una coperta da viaggio. […] Dietro di lui, su un sedile più alto e situato al centro della slitta, si vedeva una figura ben diversa: era una signora altissima, più di qualsiasi altra donna che Edmund avesse visto, e vestita di pelliccia dal collo alla punta dei piedi. La signora teneva in mano una bacchetta d’oro e d’oro era la corona che portava in testa. Il viso era bianco: non pallido, bianco come un foglio di carta o lo zucchero filato. La bocca spiccava rossa e nell’insieme non c’era niente di brutto, ma l’espressione era quella di una persona altezzosa, fredda e dura…

L’antica profezia.

Una volta ancora Peter, Susan e Lucy si erano sentiti invadere da uno strano sentimento, qualcosa di simile all’emozione che ci prende all’inizio della primavera o al sentire una buona notizia.

— Chi è Aslan? — chiese Susan.

— Come, non sai chi è Aslan? — ribatté il signor Castoro, stupito. —

Ma è il re, il padrone di tutto. Non viene spesso qui, certo, ma è il signore del bosco. Io non l’ho mai visto e neppure mio padre, ma abbiamo saputo del suo arrivo. Ora è qui nel paese, metterà a posto la cosiddetta regina. Sarà lui che salverà Tumnus, non voi quattro.

— Lei non tramuterà in pietra anche questo tale? — chiese Edmund.

— Che Dio ti benedica, figlio di Adamo. Come ti vengono in mente certe cose? — esclamò il signor Castoro con una gran risata. — Di pietra lui?

Come se fosse facile. Sarà molto se la regina riuscirà a resistere al suo sguardo. No, no. Aslan sistemerà tutto, anche lei. C’è un’antica profezia che dice esattamente così:

Il dolore sparirà, quando Aslan comparirà;

al digrignare dei suoi denti fuggon tutti i malviventi;

quando romba il suo ruggito, gelo e inverno è ormai finito;

se lui scuote la criniera, qui ritorna primavera.

[…]

Be’, non vedo l’ora di conoscerlo — disse da parte sua Peter. — Poi, al momento buono, avrò una gran paura anch’io, come tutti. — Ben detto, figlio di Adamo — tuonò il signor Castoro, battendo una

zampa sulla tavola (tutte le tazze e i bicchieri che c’erano sopra tintinnarono per lo scossone). — L’appuntamento è per domani, alla Tavola di Pietra. Verrete?

— Dov’è questo posto? — chiese Lucy.

— Lungo il fiume — rispose lui. — Molto lontano, però. Molto lontano.

Sarà una bella camminata, ma vi accompagnerò io.

— E il povero signor Tumnus, intanto? — chiese ancora Lucy.

— Il modo migliore e più rapido per aiutarlo è quello di incontrare Aslan. Dopo si comincerà a far qualcosa. Prima, non è possibile. Questo non vuol dire che voi quattro non possiate far nulla, intendiamoci. Anzi. C’è molto bisogno di voi perché la profezia dice:

Il tempo del male sarà terminato

quando i figli d’Adamo e del suo costato

i troni di Cair Paravel avranno conquistato.

Si scopre la cattiveria della regina

Edmund, nel frattempo, passava dei momenti poco allegri. Il nano era andato a preparare la slitta e il ragazzo sperava che la regina si sarebbe mostrata gentile come la prima volta. E invece no. Quando si azzardò a chiedere: — Maestà, potrei avere i dolci che mi ha promesso? — Ella rispose seccamente: — Zitto tu, imbecille. — Poi sembrò ripensarci e mormorò tra sé: — Non vorrei che questo marmocchio mi svenisse dalla fame, strada facendo. — Quindi batté le mani col suo fare imperioso e subito comparve un altro nano. — Porta qualcosa da mangiare e da bere a quest’essere umano — ordinò, e dopo un attimo il nano fu di ritorno. In una mano teneva un piatto di ferro con del pane secco, nell’altra una brocca d’acqua.

— Ecco i dolci per il principino — disse con un sogghigno ripugnante, e depose il tutto sul pavimento ai piedi di Edmund.

— Porta via subito questa roba — gridò Edmund, con stizza. — Non mangio pane secco, io.

La strega si voltò verso di lui e lo guardò con un’espressione così terribile che il ragazzo si affrettò a scusarsi, prese il pane e cominciò a sbocconcellarlo….

Babbo Natale!?

Babbo Natale aveva un’espressione dolce, buona e affettuosa ma al tempo stesso solenne e che incuteva rispetto. Non aveva assolutamente niente di buffo (come capita a volte qui da noi) e solo a guardarlo ci si sentiva invadere da una strana sensazione di gioia, da una pace intima e solenne e, come ho già detto, da un senso di profondo rispetto.
— Sono arrivato, finalmente — esclamò. — Quella è riuscita a tenermi lontano molto tempo, ma Aslan si avvicina e gli incantesimi della Strega Bianca non hanno più effetto su di me.

Aslan il leone.

Proprio sulla vetta della collina sorgeva la Tavola di Pietra: una lastra grigia, dall’aspetto un po’ rozzo, sostenuta da quattro macigni dello stesso colore. La tavola era molto vecchia e coperta di strani segni che avrebbero potuto essere lettere di un alfabeto sconosciuto. A guardarli si provava una sensazione del tutto particolare, inspiegabile.

Poi videro una tenda eretta in lontananza: era meravigliosa, soprattutto ora che i raggi del tramonto ne illuminavano le bande di seta gialla, i cordoni di velluto cremisi e i paletti d’avorio. Sulla tenda sventolava una bandiera con un leone rampante in campo rosso. Mentre i ragazzi osservavano estasiati, la brezza del mare che agitava il vessillo si allungò a carezzare i loro visi; ed ecco che dal lato opposto sentirono arrivare una musica. Si voltarono in quella direzione e videro l’essere che erano venuti a incontrare.

Aslan stava al centro di una folla di creature che gli si erano raggruppate intorno, formando una mezzaluna. Le fanciulle degli alberi e le fanciulle delle sorgenti (quelle che noi chiamiamo driadi e naiadi) tenevano in mano strumenti a corda da cui traevano musica soave. C’erano quattro grandi centauri, per metà cavalli di proporzioni gigantesche e metà uomini altrettanto imponenti, dall’espressione calma e grave. C’erano un toro con la testa d’uomo, un unicorno, un pellicano, un’aquila e un cane, gigantesco anche quello. Accanto ad Aslan stavano due leopardi, uno dei quali gli portava la corona e l’altro lo stendardo.

In quanto a lui, Aslan, i ragazzi rimasero a guardarlo senza sapere cosa dire o fare. Chi non è mai stato nel regno di Narnia non può rendersi conto di come una creatura possa essere buona e terribile allo stesso tempo. Anche se i tre ragazzi non avevano mai pensato a cose del genere, ora se ne rendevano conto perfettamente….

La grande Magia

I tre ragazzi, che non l’avevano mai vista, sentirono un brivido giù per la schiena solo a guardarla. Dal gruppo degli animali che circondavano Aslan venne un sordo brontolio. Sebbene il sole brillasse alto nel cielo, tutti provarono uno strano senso di freddo improvviso. Gli unici che sembravano a loro agio erano Aslan e la strega stessa, anche se, visti l’uno accanto all’altra, formavano il più strano contrasto. Con la grande criniera bionda Aslan sembrava tutto d’oro, mentre la strega aveva il pallore di un cadavere. Inoltre (il signor Castoro lo notò subito) i suoi occhi evitavano di fissarsi in quelli del grande leone.

— Fra i tuoi c’è un traditore, Aslan — cominciò la strega.

Naturalmente tutti sapevano che alludeva a Edmund, ma il ragazzo, dopo tante avventure e il colloquio della mattina con Aslan, non ci pensava più: guardava il grande leone senza curarsi di quel che diceva la Strega Bianca.

— Ebbene, quel traditore non ti ha offesa — obiettò Aslan.

— Hai dimenticato la Grande Magia?

— Diciamo che l’ho dimenticata — rispose gravemente il leone. — Parlamene tu.

— Devo parlartene io? — chiese la strega con voce stridula. — Devo ripeterti quello che è scritto là, sulla Tavola di Pietra? Devo ricordarti che sulla tavola sono scritte le stesse cose che la spada incise profondamente nella roccia infuocata della Collina Segreta? Che si tratta delle parole intagliate sullo scettro dell’imperatore d’Oltremare? Sai bene qual è l’incantesimo che l’imperatore ha gettato su Narnia all’inizio dei tempi. Sai che ogni traditore mi appartiene, è mio per legge. Ogni tradimento mi dà diritto a un’uccisione.

Una magia più grande, prima dell’alba dei tempi

Appena il bosco fu tornato silenzioso, le due sorelle uscirono dai cespugli e si inoltrarono nel grande prato in cima alla collina. La luna ormai tramontava ed era velata da nuvole leggere, ma Susan e Lucy riuscivano ancora a vedere la forma del leone che giaceva morto, strettamente avvinto nei legami. Si inginocchiarono vicino a lui, sull’erba umida, baciarono e ribaciarono la testa fredda, accarezzarono quel poco che rimaneva della bella criniera e piansero finché ebbero lacrime. Poi si guardarono in faccia e stringendosi le mani, al colmo della malinconia, piansero ancora.

[…]

Le due sorelle continuarono a camminare avanti e indietro, dall’orlo della collina al corpo di Aslan e viceversa, innumerevoli volte: cercavano di scaldarsi un poco. Si erano fermate a contemplare per un momento il mare e il castello di Cair Paravel, quando la striscia rosa che tingeva l’orizzonte diventò color dell’oro e dove mare e cielo si incontravano apparve il bordo del disco solare. Fu allora, mentre spuntava il sole, che sentirono dietro di sé un rumore fortissimo, il fragore assordante di un lastrone gigantesco che si spacca.

Il ritorno alla realtà

Entrata nel regno di Aslan

Aslan conduce infine l’equipaggio ai confini di Narnia, dove inizia la sua terra. Aslan permette a Ripicì di entrarvi, saluta Caspian, che farà ritorno a casa, ripromettendosi di essere un re migliore, nonostante Aslan gli dica di esserlo già.

Tra fantasia e realtà: “Nel vostro mondo ho un altro nome, dovrete imparare a conoscermi con quello”

Aslan rimanda in Inghilterra Lucy, Edmund ed Eustace, dicendo ai primi due che sono ormai troppo grandi per fare ritorno a Narnia, come Peter e Susan, consolandoli aggiungendo che potranno comunque reincontrarlo anche sulla Terra, sotto un altro nome. Eustace è quindi l’unico dei tre che potrebbe essere richiamato a Narnia.

Il viaggio del veliero (finale)

Scheda su tutti i film di Narnia