Corso 10377_L’intelligenza Artificiale, una nuova ‘percezione’ del tempo, applicazioni reali delle IA

Che cosa è l’intelligenza? E’ possibile trasferire la propria volontà/causalità nelle macchine?
è possibile dare una causalità/autonomia altra/identitaria alle macchine?

(contributo testuale a cura del prof. Lorizio, adattamento video Marco Staffolani)

La cosiddetta “intelligenza artificiale” è un mito del nostro tempo “neo-moderno” (secondo la felice denominazione di Roberto Mordacci). E qui al mito non intendiamo dare un’accezione negativa, né dimenticare la sua valenza veritativa e, si pensi a miti classici e religiosi, educativa.

Al momento piuttosto che di intelligenza artificiale bisogna far ricorso alla memoria e alla ragione, in quanto i dispositivi finora prodotti sono potenti mezzi dotati di immense potenzialità di raccolta dati (memoria) e grande velocità di calcolo computazionale (da cui il loro nome).

Definizioni di Intelligenza Artificiale (video del professore della Bocconi, definizione classica è “macchina pensante”, che esibisce comportamenti che potrebbero normalmente essere attribuiti ad un essere umano, definizione moderna: “macchina capace di estrarre autonomamente informazioni “umanamente” interessanti da set di dati molto grandi (big data) raccolti in maniera seriale”.

Video: Tedx Ferrara da 0.25 a 4.20 (tecnologia come magia? potenza di archiviare i dati e reperirli in maniera efficiente è pensiero/intelligenza? una intelligenza IA può essere veramente relazionale (esempio signora che si teneva compagnia durante il tempo del covid)

Mentre riflettiamo su questo argomento, l’intelligenza (intelletto vs ragione) e il pensiero, come le emozioni non sembrano appartenere alla civiltà delle macchine. E la risposta di Turing alla domanda se le macchine pensano, lui dice di sì, ma a modo loro, va declinata nel senso che ricordano e ragionano.

E, sempre nel nostro oggi, sembra che le macchine pensino secondo la logica binaria, a meno che i computer quantistici non ci riservino sorprese, sembrerebbero estranei a quella logica del paradosso che caratterizza l’esistenza umana, con la compresenza di luci e tenebre, bianco e nero, vero e falso, bene e male. Ecco il motivo per cui gli Adam e le Eve del romanzo di Ian McEvan si suicidano: non sopportano le zone grigie dell’umano.

Commento al libro, con alcuni estratti

L’aspetto che mi sembra da porre in rilievo (riflettendo sull’educazione al tempo dell’IA) è la frattura che si genera nel mondo delle macchine e di quel nuovo Leviatano, che sarebbe Internet fra lo spazio e il tempo. L’attuale contesto socio-culturale e mediatico ci consegna un’immagine/idea del tempo, che, mentre sembra confliggere radicalmente con la visione proposta dalla teologia cristiana, al tempo stesso la interpella e la sfida. Si tratta di un cambio di paradigma “filosofico”, la cui parabola ci mostra come dall’enfasi sulla storicità (e di conseguenza la temporalità e la diacronia), si sia approdati all’assolutizzazione della sincronia. Sembrano pertanto alquanto se non fin troppo lontani i tempi in cui il filosofo poteva esclamare, “Es gibt Sein, Es gibt Zeit” (Heidegger, 108). Infatti “Internet sembra offrire una connettività globale senza tempo: la home page (idealmente con una connessione di ventiquattr’ore al giorno) è sempre accesa, anche quando il suo proprietario dorme”.

Il concetto e diremmo il termine stesso di globalizzazione confermano la tesi interpretativa piuttosto diffusa, secondo cui il processo (o l’insieme dei processi) che così denominiamo producono una sorta di “esautorazione del tempo” a favore dello spazio, all’interno di quella dislocazione, di cui parla Anthony Giddens, come prima fonte di dinamismo della modernità. A parte le critiche rivolte alla sociologia di questo autore sia da Margaret S. Archer che da Niklas Luhman, questa teoria, esplicitata ulteriormente da Manuel Castells, interpreta il reticolato planetario adottando esclusivamente categorie spaziali: parla così di “realtà topologica”, “campo reticolare”, in cui si posizionano gli “spazi di flusso”, che costituiscono la struttura della rete. La network society, secondo questo autore, risulta caratterizzata da “una temporalità circolare di flussi interattivi in una realtà di natura spaziale”, che “dissolve la linearità ed irreversibilità del tempo in un timeless time [= tempo eterno] neutro, amorfo, senza storicità, e pertanto svaluta il tempo soggettivo”.

Video del timeless time: la possibilità di fruire l’informazione in maniera asincrona non fissa l’essere umano su un’unica sequenza di vita.

Tempo Codice Digitale - Immagini gratis su Pixabay
…ad un tempo digitale
L'importanza del tempo nel digitale.
Da un tempo analogico…

Un affondo filosofico, a partire da queste considerazioni socioculturali, mette in campo la categoria di “presente assoluto”, secondo le interessanti intuizioni di Agnes Heller, con la metafora dell’“abitare il tempo” (Heller, 25), fenomenologicamente descritto a partire dalle esperienze di accelerazione e di simultaneità, in quella artificiale “formattazione del tempo”, che percepiamo come naturale nel momento in cui abitiamo la rete informatica o le reti televisive. E tale oblio del tempo finisce col riguardare sia il passato, sia il futuro. La frammentazione e la formattazione del tempo producono la percezione dell’equivalenza dei momenti che compongono il flusso temporale.

In questa direzione C. Geertz ha elaborato la categoria di “tempo tassonomico”, a palinsesto, in cui anziché susseguirsi giorni vuoti e giorni pieni (dove la pienezza è data dal loro significato per il singolo e la comunità), registriamo soltanto la catena dei giorni vuoti, riempiti da ciò che immediatamente urge la coscienza degli individui (privatizzazione del tempo). La letteratura sull’argomento parla a questo proposito di “società de-tradizionalizzata”, di “de-tradizionalizzare la tradizione” e di “tradizione assediata”.

Machine Learning, i diversi modelli di apprendimento automatico

Tutto questo incide sui processi umani, per cui bisognerà interrogarsi non tanto sull’apprendimento delle macchine quanto sull’apprendimento DALLE macchine. Esse – come abbiamo avuto modo di riflettere in un importante convegno SEFIR – “parlano di noi” e in un certo senso ci fanno da specchio e ci pongono di fronte ai nostri limiti mnemonici e razionali, ma anche alle nostre potenzialità di pensiero e di intelligenza. Istruttiva risulterà la lezione golemica del noto romanzo fantascientifico di S. Lem, Golem XIV. (cf. qui per il libro e il video ad esso ispirato)

In questo senso le macchine educano, nel senso che tirano fuori ciò che siamo. L’approccio educativo, se vuol andare oltre l’assemblaggio delle informazioni e interpellare la persona mostrerà come la fondamentale caratteristica dell’umano rispetto al mondo della tecnica è l’unicità.

La macchina è replicabile, perché si costruisce,

la persona è unica perché si genera.

Deep Learning: l'apprendimento profondo delle macchine - Macchina Sociale

Ulteriori riflessioni potranno riguardare la trasmissione (educazione) della fede nel mondo dell’IA, mostrando, come abbiamo avuto modo di vedere altrove, che in fondo la religione è l’artificio della fede, la sua memoria e la sua ragione.

G. Lorizio, contributo per convegno su intelligenza artificiale

Per una categorizzazione dell’utilizzo delle IA

1) Intelligent Data Processing
Si tratta di algoritmi che analizzano dati specifici per estrapolare informazioni e compiere azioni in conseguenza. In questa categoria rientrano diversi utilizzi, come l’Analisi Predittiva (analisi di dati per fornire previsioni sull’andamento futuro di un determinato fenomeno) e il Rilevamento di anomalie di sistema (identificazione di elementi non conformi a un modello previsto).

2) Virtual Assistant/Chatbot (Smart speaker)
Alla categoria dei cosiddetti chatbot o assistenti virtuali (venduti anche come singolo oggetto smart speaker) appartengono agenti software in grado di eseguire azioni o erogare servizi per un individuo in base a comandi ricevuti in maniera vocale o testuale. Questi sistemi, utilizzati sempre di più nel Customer Care aziendale come primo livello di assistenza con il cliente, si contraddistinguono per la loro capacità di comprensione del tono del dialogo e di memorizzazione delle informazioni raccolte. Il loro scopo è quello di imitare l’interazione che il cliente avrebbe con un impiegato umano.

3) Recommendation
Queste applicazioni dell’AI indirizzano le scelte degli utenti in base ad informazioni da essi fornite (in maniera diretta o indiretta). Tra le soluzioni più diffuse si individuano i sistemi che suggeriscono un acquisto in base a quelli precedenti, influenzando così il customer journey e, più in generale, il processo decisionale dell’utente.

4) Image Recognition/Processing
Si tratta di soluzioni che analizzano immagini statiche o video per il riconoscimento di oggetti, persone o animali. Le tecnologie in gioco permettono diverse applicazioni. Dal semplice utilizzo della videosorveglianza (in cui dal movimento degli oggetti dipende l’esecuzione di allarmi o procedure) fino al campo medico, dove alla diagnosi del professionista umano viene affiancato l’ “occhio digitale” di una rete neurale allenata/addestrata in base ai dati dei referti degli esperti, che fungono per essa da causalità esemplare. L’intelligenza artificiale non soffrendo la stanchezza può aiutare l’analisi medica permettendo di raggiugere un elevatissimo numero di pazienti. Non può mai restare escluso l’intervento umano che è sempre volto ad una supervisione del processo di diagnosi, ma soprattutto non si può mai escludere l’umanità necessaria quando si tratta di comunicare al paziente l’esito di tali diagnosi.

5) Autonomous Vehicle
Questa applicazione si riferisce ai mezzi di trasporto autoguidati. Questa tipologia di veicoli è adibita al trasporto di persone, animali o cose e può essere destinato alla navigazione non solo su strada, ma anche marittima, fluviale e aerea. Qui interviene in modo preponderante il riconoscimento non solo delle immagini, ma in generale di tutti segnali ottici, radar, acustici di cui il veicolo è provvisto. Questi devono essere interpretati come oggetti o persone. Sta poi ad una sezione dedicata dell’IA capire quale manovra occorra fare per proseguire il cammino, evitando l’ostacolo (pedone, oggetto sulla strada), rispettando le indicazioni della autorità a cui compete la regolamentazione del movimento (cartello stradale, indicazioni di operatori umani, caratteristiche del traffico ecc.)

6) Intelligent Object
Si tratta di oggetti in grado di compiere azioni senza l’intervento umano e di prendere decisioni in base alle condizioni dell’ambiente circostante.

7) Language Processing
Si tratta di soluzioni che elaborano il linguaggio con finalità come la comprensione del testo e la traduzione.

8) Autonomous Robot
Questa tipologia di robot è in grado di muoversi senza l’intervento umano, in base ad informazioni raccolte dall’ambiente circostante. A questa categoria appartengono sia soluzioni industriali come i robot progettati per l’automazione di processi produttivi e logistici, sia robot destinati al mercato civile, come gli assistenti alla vendita presenti all’interno di negozi per fornire informazioni ai clienti, o ancora i robot adibiti alla sicurezza in caso di disastri. Questi ultimi devono essere capaci di portare a termine la loro missione anche nell’eventualità in cui non possano essere teleguidati negli ambienti rischiosi dove l’umano non può arrivare.

Esempi di intelligenza artificiale nei robot

Robot per azione in luoghi di disastro, campionato DARPA d 6.26 in avanti. Il robot esegue una complicata serie di operazioni, guidare la macchina, aprire la porta, aprire una valvola, cambiare posto alla presa elettrica ed infine aprire un varco con un utensile. Il tutto senza supporto da parte dell’essere umano, ma col tramite della intelligenza artificiale

Robot che danzano

i movimenti dei robot sono sincronizzati perché pre programmati a ritmo con la musica
Le azioni del robot sono in parte preprogrammate,
in parte adattate secondo la realtà circostante tramite
i grandi marker bianco e nero fissati sugli oggetti

Struttura di una rete neurale