Ildegarda di Bingen

Biografia, discorsi di benedetto XVI

https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2010/documents/hf_ben-xvi_aud_20100908.html

https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2010/documents/hf_ben-xvi_aud_20100901.html

La regola di San Benedetto.

Ildegarda ha abbracciato in toto la regola di benedetto: essa risale circa al 534 e consta di un prologo e di 73 capitoli, di questi 10 sono dedicati all’amministrazione del monastero. Tale regola di san benedetto è un modello così attuale che da essa hanno preso ispirazione persino dei manager di azienda per trattare l’organizzazione del loro personale.

È singolare che la regola di san benedetto prevedeva lo studio delle erbe e Ildegarda si dedica ampiamente allo studio delle erbe. La regola affermava che il monaco doveva essere agricoltore, raccoglitore, trasformatore quindi era lui che manipolava le erbe, era in grado di fare delle diagnosi e di prescrivere i medicamenti, cosi da essere una figura molto importante all’interno del monastero.

L’Uomo Universale, dal Liber Divinorum Operumfolio 9, XIII secolo (Biblioteca statale di Lucca)

la sua visione antropologica, quasi ad anticipare l’uomo vitruviano di Leonardo, è qui rappresentata nel libro del divinum operum: qui troviamo l’essere umano in una dimensione circolare, olistica, compreso in una struttura che lo avvolge a 360 gradi.

Il macrocosmo è raffigurato dal cerchio esterno, ed è sostenuto dal Cristo: le sue immense braccia circondano il macrocosmo e il suo volto solare rassomiglia a quello di Apollo. Sulla sua fronte si appoggia il viso del Padre ed i suoi piedi, coi fori delle stimmate, appaiono alla base del cosmo.

All’interno del cerchio, una circonferenza formata da linee ondulate indica le acque primigenie. Vi sono rappresentati i diversi elementi. Teste di animali raffigurano i diversi venti. Al centro della miniatura, un personaggio, con i piedi uniti e le braccia distese, indica il microcosmo. Il disco nero della terra si scorge dietro di lui.

Il mondo è quindi costituito da due insieme omologhi il microcosmo e macrocosmo dove l’uomo ha la responsabilità di governare la terra. Sebbene sia evidente che il mondo contiene l’uomo, allo stesso tempo l’anima dell’uomo è in grado di racchiudere il cosmo e questo in virtù del suo essere immagine di dio (anche se poi tale unità primordiale con dio è spezzata dal peccato originale)

L’uomo viene visto in tutte le sue sfaccettature, del suo essere non solo un corpo fisico ma anche in quanto essere animico, dotato di spirito. Tutta l’opera di ildegarda è permeata dal concetto di viriditas, la forza vitale, l’energia verdeggiante che emana dall’uomo quando esso è sano.

La salute per Ildegarda è qualcosa che va al di là della salute fisica in senso stretto, coinvolge altre componenti dell’essere. La salute per ildegarda è uno stato di prosperità, di benessere, da intendere prima di tutto alla maniera latina di integritas, oppure con il termine greco olos dal quale derivano poi olistico e termini simili, per gli arabi anche era una condizione conosciuta era quella che loro chiamavano salam, pace.

Quindi quando l’uomo è sano è in pace con il mondo, diventa curioso, creativo, è comunicativo, mette amore in tutto ciò che fa, mentre al contrario la condizione di malattia è un’espressione di un malessere, di un vivere senza Dio, e questo inizia in maniera subdola e poi si manifesta nel corpo fisico.

«L’uomo, secondo la cosmologia ildegardiana fondata sulla Bibbia, racchiude tutti gli elementi del mondo, perché l’universo intero si riassume in lui, che è formato della materia stessa della creazione. Perciò egli può in modo consapevole entrare in rapporto con Dio. Ciò accade non per una visione diretta, ma, seguendo la celebre espressione paolina, come in uno specchio […] L’uomo può giungere perfino a sperimentare Dio. Il rapporto con lui, infatti, non si consuma nella sola sfera della razionalità, ma coinvolge in modo totale la persona. Tutti i sensi esterni e interni dell’uomo sono interessati nell’esperienza di Dio:
(LA)«Homo autem ad imaginem et similitudinem Dei factus est, ut quinque sensibus corporis sui operetur; per quos etiam divisus non est, sed per eos est sapiens et sciens et intellegens opera sua adimplere. […] Sed et per hoc, quod homo sapiens, sciens et intellegens est, creaturas conosci; itaque per creaturas et per magna opera sua, quae etiam quinque sensibus suis vix comprehendit, Deum cognoscit, quem nisi in fide videre non valet.»

(IT)«L’uomo infatti è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, affinché agisca tramite i cinque sensi del suo corpo; grazie ad essi non è separato ed è in grado di conoscere, capire e compiere quello che deve fare […] e proprio per questo, per il fatto che l’uomo è intelligente, conosce le creature, e così attraverso le creature e le grandi opere, che a stento riesce a capire con i suoi cinque sensi, conosce Dio, quel Dio che non può essere visto se non con gli occhi della fede.»(Ildegarda di Bingen, Explanatio Symboli Sancti Athanasii: PL 197, 1073.)
Perciò l’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa universale a Ildegarda di Bingen ha un grande significato per il mondo di oggi e una straordinaria importanza per le donne. In Ildegarda risultano espressi i più nobili valori della femminilità: perciò anche la presenza della donna nella Chiesa e nella società viene illuminata dalla sua figura.»
(Benedetto XVILettera Apostolica di proclamazione7 ottobre 2012[2])

musica

Particolare della settima visione di Ildegarda di Bingen, dal Liber Divinorum Operum,  XIII secolo (Biblioteca statale di Lucca)

Dal particolare della miniatura della settima visione (delle 10 rappresentate nel divinum operum) comprendiamo l’analogia che ildegarda instaura tra gli strumenti musicali, il suono, e la vita umana.

Ildegarda associa ad ogni strumento delle virtù.

L’organo è visto come l’armonia, la pace, tipica degli ordini monastici, in cui le persone diventano tra loro familiari per via della preghiera, pur non avendo tra loro legami di sangue. Essi vengono accordati dalla regola, e dalla operosità, quasi come quella dell’alveare, che ne scaturisce .

Il flauto in ildegarda è associato alla sapienza. Coloro che hanno acquisito la sapienza possono interpretare i contenuti della scrittura, e possono trasmetterli anche ad altri. La sapienza è vista come aereiforme, leggera, considerato anche il suono del flauto in tempo medioevale che è piuttosto soffiato, quasi un suono grezzo per l’orecchio moderno, e non dolce come il flauto moderno.

Poi le cetre (l’arpa o il salterio che si pizzica, la viella che viene suonata con l’archetto) sono gli strumenti della contemplazione. Quando la persona si mette in contemplazione, la persona suona le sue corde interiori. Le corde con cui si facevano questi strumenti erano tratte dalle budella animali, quindi producevano suoni dolci e tenui, adatti al contesto liturgico, e non avevano suoni forti e squillanti come le corde moderne in metallo .

I suoni degli strumenti sono utilizzati anche per descrivere vizi e virtù umane

“Nessuno pizzichi la cetra, tanto da farne saltare le corde, perché se questo avvenisse quale sarebbe il suo suono? Tu gola, riempi il tuo ventre al punto che tutte le tue vene son in tumulto spasmodico… dove è allora il dolce suono della sapienza di Dio, che Dio dette agli uomini?

Io, moderazione, suono la cetra! che risuona nei suoni di tutte le lodi, e trapasso con la buona volontà la durezza del cuore”

Traspare dunque il potere della musica di conquistare l’animo umano, raddolcirlo e placarlo quando necessario, rimetterlo nell’armonia in cui è pensato dal creatore.


attualizzazioni (Il cammino dell’anima, Branduardi)

Chi sono costoro come nubi ora avanzano
Vengono sole e l′inventa processione

Quale meraviglia da stupore al vostro cuore
Croce, la parola all’uomo e alla sua forma
E col creatore noi splendiamo nel suo corpo

Siamo le radici e voi i lunghi rami
Frutti del suo occhio
Noi fummo solo ombre

Figlia, prediletta io qui vi parve
Misera ora vago, perdendomi nel Padre
E′ grave il peso che io porto

Nella vita mia, pena senza fine
Pena senza fine
E’ lottare contro la mia carne
Io vorrei godere senza mai recare offesa

Anima sei gioia, sei forte, non cadere
Piangi e ti disperi
Vieni fuori Dio
Tu non lo conosci
Non vedi e non comprendi
Nel tuo Creatore c’è la tua vittoria

E ora lunga e sola sono ferita
Datemi la mano
Che mi possa rialzare

Fatue, fatue
Stolta tu sei
A che ti sevirà questa fatica?
Donati al mondo e il mondo ti abbraccerà
Con grande onore
Cos’è questo grande timore?
Cos’è questo grande amore?
Dov’è il guerriero? e dov’è colui che premia?Voi non sapete chi state adorando
Come puoi pensare che nessuno sia, se non Dio
Io dico “chi mi seguirà e farà la mia volontà
Avrà tutto ciò che desidera”
Ed in vero voi virtù
Non avete nulla da dare a chi insegue
Voi tutte non sapete nemmeno chi siete
Voi non siete niente E tu anima, chi sei?
Da dove vieni?
Ti eri avvinghiata, ed io con me ti ho sollevata
Ora sono adirato per il tuo tradimento
Ma combatterò e di nuovo ti avrò

Fuggi, fuggi, il passo del serpente è dietro di te
Ora sento il fiato del serpente dietro di me
La menzogna del grande ingannatore mi perderà
Cerco l’orma che attraversando l’ombra mi guiderà
Fuggi, fuggi, il passo del serpente è dietro di te
Ora sento il fiato del serpente dietro di me
Torneranno coloro che il serpente aveva rapito
Torneranno splendenti nelle loro vesti di luce

Fuggi, fuggi, il passo del serpente è dietro di te
Ora sento il fiato del serpente dietro di me
Nel cammino per te noi compagne e guida saremo
Canteremo la nostra sinfonia dal cielo per te

Fuggi, fuggi, il passo del serpente è dietro di te
Ora sento il fiato del serpente dietro di me
La superbia del drago nell’abisso sprofonderà
Una donna la brama del serpente sconfiggerà
La superbia del drago nell’abisso sprofonderà
E la donna la brama del serpente sconfiggerà

Con un filo di superbia sprofondo nell’abisso

[Ritornello]
Poi venne il tempo e per noi si aprì
La porta che era rimasta chiusa ed è chiara l’alba

[Strofa 1]
Ciò che il serpente soffocò
Ora risplende nella luce
Il volto della donna
A sua immagine creata è la sua mano
Che le diede forma
Cantano i cieli le tue lodi
il tuo Signore, in te ebbe gioia!

[Ritornello]
Poi venne il tempo e per noi si aprì
La porta che era rimasta chiusa ed è chiara l’alba
E per Adamo compagna
La volle nel suo errante esilio
Si aprono i cieli ed il creato ora risuona
Cantando le tue lodi

[Strofa 2]
Salve a te, che fai crescere la vita
Riportando la salvezza al mondo
Salve a te, che hai confuso la morte
Hai schiacciato il capo del serpente
Ciò che il serpente soffocò
Ora risplende nella luce
Il volto della donna
A capo eretto nel suo orgoglio verso te
Si è rialzata Eva
Ti sei chinata pietosa, hai perdonato
La sua arroganza
Salve a te, dolcissima madre
Il tuo Creatore in te respira
Salve a te, che hai salvato il mondo
Con il dono della carne, del tuo seno

[Pre-Ritornello]

A sua immagine creata è la sua mano

Che le diede forma

Cantano i cieli le tue lodi

il tuo Signore, in te ebbe gioia!

Articolo sulla viriditas di Anita Prati su SettimanaNews.it

http://www.settimananews.it/profili/ildegarda-nel-cuore-della-viriditas/

O viridissima virga (interpretato da Elena Modena)

O viridissima virga

1. O viridissima virga

ave, que in ventoso flabro sciscitationis

sanctorum prodisti.

2. Cum venit tempus quod tu floruisti in ramis tuis,

ave, ave fuit tibi, quia calor solis in te sudavit

sicut odor balsami.

3. Nam in te floruit

pulcher flos qui odorem dedit

omnibus aromatibus que arida erant.

4. Et illa apparuerunt omnia in viriditate plena.

5. Unde celi dederunt rorem super gramen

et omnis terra leta facta est

quoniam viscera ipsius frumentum

protulerunt et quoniam volucres coeli nidos

in ipsa habuerunt.

6. Deinde facta est esca hominibus

et gaudium magnum epulantium.

Unde, o suavis Virgo, in te non deficit ullum gaudium.

7. Hec omnia Eva contempsit.

8. Nunc autem laus sit Altissimo

Ave, o verga viridissima

1. Ave, o verga viridissima,

Ave, o tu che spuntasti nel soffio di vento

dell’invocazione dei santi.

2. Allorquando fioristi sui tuoi rami,

Ave, ave a te fu, poiché il calore del sole in te

trasudò come profumo di balsamo.

3. Infatti in te sbocciò il bel fiore

che diede fragranza a tutti gli aromi

che erano aridi.

4. Ed essi apparvero tutti in piena “viriditas”.

5. Onde i cieli sparsero rugiada sull’erba

e tutta la terra fu allietata

perché il suo grembo partorì il frumento

e su di essa nidificarono

gli uccelli.

6. In seguito essa divenne nutrimento per gli uomini

e grande gaudio dei commensali.

Ecco perché, o Vergine soave, in te non manca alcuna gioia.

7. Eva distrusse tutto ciò.

8. Sia lode ora all’Altissimo.