Per una sintesi del fantasy 2022. Il tempo come chiave di lettura.

Intro del prof. Lorizio

bibliografia

il sogno di uccidere cronos, Guido Tonelli

Tecno-utopia

  • no al pregiudizio di un primato del concetto rispetto all’immaginazione, del reale rispetto al virtuale, della conoscenza fattuale/empirica rispetto a quella mitica/immaginativa
  • c’è una necessita e una corrispondenza antropologica rispetto al concetto e all’immagine: mentre la dimensione concettuale risponde alla dimensione intellettiva/oggettiva della persona, la dimensione immaginativa risponde alla sua dimensione affettiva/soggettiva.
  • occorre conciliare la fatica del concetto e la soggettività dell’esperienza

Il tempo è la categoria soglia (a cavallo tra realtà e mondo fantasy) che vogliamo utilizzare come paradigma in cui la persona può esistere/abitare. E’ implicita l’assunzione della superiorità del tempo rispetto allo spazio, tanto che possiamo pensare che abitare un tempo includa anche l’abitare lo spazio relativo a quel tempo.

Un tempo/mondo può essere reale o figurato/immaginato. Cosi per tempo intendiamo in maniera larga, un “contenitore” reale o immaginativo in cui la persona si trova, fisicamente o figurativamente (sarebbe da contemplare un terzo, da farsi in altra occasione, del tecnicamente, una sorta di grigio tra il primo e il secondo), in cui vigono logiche (di senso) che stabiliscono rapporti aperte relazioni tra entità di quel mondo, siano essi semplici oggetti, oppure le stesse persone che in quel mondo partecipano/determinano una storia, ecc.

Tutti i tempi, reali o immaginati, futuri e passati, hanno la possibilità di essere acceduti o lasciati. In questa prospettiva, i tempi/mondi sono distinti ma comunicanti. Quelli reali attraverso “porte fisiche” secondo la rigidità dello spazio, gli altri attraverso la potenza del pensiero immaginativo.

Se i diversi fantasy ci permettono di entrare/uscire in storie differenti (che prendono spunto dalla storia reale, attenuandone i vincoli e le coerenze), rimane aperta la questione se la fruizione di questo fantasy sia evasione/fuga dalla realtà, di perseguire il falso e l’utopia invece del vero reale, oppure se si abbia un guadagno, un respiro per ritornare ossigenati al reale avendo conseguito la dinamica del sogno, avendo fatto l’esercizio d’indagine su tutto il possibile perché no, oltre il reale attingibile, sperimentabile, pensabile.

Il fantasy trasforma l’unico tempo reale (questa affermazione dovrebbe essere indagata alla luce della teoria della relatività, ma per i nostri scopi possiamo pensare al reale come oggettivo) nella soglia primordiale, originale da cui promano tanti mondi possibili/pensabili, quasi un riferimento universale a cui tornare o da cui fuggire, nell’esercizio dell’andirivieni, di come sarà il futuro, o come sarebbe potuto essere il passato, oppure come potrebbe essere qualcosa che non è per niente simile alla nostra linea temporale reale.

Siamo nella dinamica dell’uomo simbolico, che attiva la sua volontà (sintesi tra intelletto e affetto) attingendo ad pensiero rigoroso ma anche iconico. La sintesi tra i due sembra quella virtuosa che porta ad integrare il fantasy nel reale, o il reale nel fantasy, secondo quale delle due dimensione sia più in deficitaria dell’altra.

Una comprensione della distinzione/comunicazione tra tempo/mondo reale e fantasy, in vista della comunicazione della fede, ci viene dal dialogo tra Lucy e il Re Leone, mentre Lucy parla con Aslan Agnello/Leone (verso al fine del Viaggio del Veliero)

“Per favore, agnello.” disse Lucy: “è questa la strada per il regno di Aslan.”
“Non per voi.” rispose l’agnello: “Troverete la strada per il regno di Aslan nel vostro mondo.”
“Cosa?” esclamò Edmund: “Anche nel nostro mondo c’è una strada che porta ad Aslan?”
“In ogni via esiste una via che conduce al mio regno.” disse l’agnello. Mentre pronunciava queste parole, dal bianco color neve il suo manto si fece marrone, quasi rosso. L’agnello divenne sempre più grande, e a tratto comparve Aslan in persona, gigantesco sulle loro teste mentre dalla criniera piovevano raggi di luce.
“Aslan.” lo pregò Lucy: “Puoi dirci come si fa a venire nel tuo regno passando per il nostro mondo?”
“Te lo dirò ogni volta che vorrai.” rispose Aslan: “Ma non ti dirò quanto sia lunga o breve la via per arrivarci. Sappi che bisogna attraversare un fiume, ma non temere: io sono colui che costruisce il ponte. Ora venite con me, fra un attimo aprirò in cielo la porta che vi condurrà a casa.”
“Aslan, per favore.” insistette Lucy: “prima di andare, vuoi dirci quando torneremo a Narnia? Per favore, fai che succeda presto…Ti prego.”
“Carissima Lucy.” rispose Aslan con gentilezza: “Tu e i tuoi fratelli non farete più ritorno a Narnia.”
“Oh, no, Aslan!” esclamarono contemporaneamente Edmund e Lucy, con voce affranta.
“Ormai siete troppo grandi.” spiegò il leone: “E’ arrivato il momento di avvicinarvi al vostro mondo.”
“Sai, non è tanto per Narnia.” singhiozzò Lucy: “E’ perché non ti vedremo più…Laggiù non ti vedremo più…Come potremo fare a meno di te.”
“Sì, che m’incontrerai, amica mia.” disse Aslan.
“Siete..Siete anche nel nostro mondo, signore?” chiese Edmund. 
“Sì.” spiegò Aslan: “Solo che laggiù ho un altro nome e dovrete imparare a conoscermi con quello. E’ questo il motivo per cui siete stati mandati a Narnia: adesso sapete qualcosa di me, anche se non molto. Vi sarà molto più facile riconoscermi nel vostro mondo.”

Qui la dinamica immaginativa messa in campo in tutte le storie vissute a Narnia, ha una funzione antropologica/teologica. Lo svilupparsi di un rapporto (seppur fantastico) storico/interpersonale tra il Signore di Narnia e i ragazzi, funge da nuovo paradigma che si deve realizzare nel ritornare nel mondo reale, in cui lo stesso Signore (?) ha un altra immagine e un altro nome.

Certo non tutto il fantasy ha questa dinamica cosi lineare, e se vogliamo in certo senso “didattica”.

Nel Signore degli Anelli non c’è nessuna entrata e nessun ritorno, e nessun collegamento con un mondo reale. Pur rimanendo una certa distinzione tra i buoni e i cattivi, come al solito schierati in fazioni opposte, rimane la difficoltà dell’adesione al bene assoluto, c’è un chiaroscuro nel protagonista Frodo, ad esempio nel momento decisivo in cui può distruggere il male, senza alcun impedimento evidente (da parte di Gollum o di Sauron).

Tratti chiari e scuri che ci ricordano però la complessità del reale. Frodo, come i lettori, non veste i panni dell’eroe distaccato e titanico, piuttosto interpreta la mediocrità dell’essere umano che pensa e ripensa, senza volersi mai decidere ad abbandonare le tentazioni. Teologicamente l’indugio del personaggio è da mettere in relazione alla scottante scoperta di Paolo di Rm 7.

Si figura però anche una provvidenza che usa i piccoli (certamente non protagonisti della storia secondo i canoni umani) e gli imprevisti. Ad esempio nella figura di Sam, compagno di Frodo, a cui è legato da un profondo vincolo di amicizia, che sarà l’unico membro della Compagnia dell’Anello a rimanere al fianco di Frodo sino alla fine. Interessante anche la controversa figura Smeagol/Gollum, nel passaggio presso l’orlo della Voragine del Fato, quando Frodo cede all’interiore ammaliamento dell’Anello e rifiuta di gettarlo nelle fiamme, mettendoselo al dito. Qui, con disperazione, Gollum cerca per l’ultima volta di prendere l’Anello e stacca con un morso il dito di Frodo. Esultante per essere riuscito a tornare in possesso del suo tesoro, mette un piede in fallo e precipita nel fuoco, trascinando con sé l’Anello e distruggendolo per sempre.

nella prospettiva di Dune possiamo vedere un fantasy che argomenta relazioni tra potere politico (rappresentato dalle casate, dall’impero) religione (ordine Mentat / Bene Gesserit ecc.), ecologia (potere della spezia), tecnologia (Gilda spaziale). Il fantasy può dunque rappresentare la porta immaginativa per un ordine globale differente. Ma anche l’espressione di come il singolo abbia un potere universale, nel senso che ogni storia particolare può riflettersi sul destino di tutto il cosmo (ad esempio il ruolo di Paul come imperatore, che è necessitato o è libero di decidere il correre dell’universo, anche di fronte ai suoi poteri di preveggenza)

Nella prospettiva di teodicea, riguardo alla domanda sul male, abbiamo anche fantasy come Fantasia, in cui il decadimento del mondo è motivato dalla mancanza di creatività/piccolezza evangelica che una società industriale (e post) suscita nelle persone. In particolare, sempre riferendosi ad un altro fantasy di M. Ende, con il suo personaggio Momo, il male passa dall’essere una figura mitica, il lupo del nulla che divora Fantasia e insidia l’Infanta Imperatrice, con Momo in cui il male è personificato nei signori grigi, dove il tempo è calcolato, monetizzato, ottimizzato, comportando lo svilimento dello stupore, della semplicità, della familiarità tra le persone.

Altri aspetti del fantasy/fantascienza che vanno indagati

  • rapporto tra realtà/vita e l’aldilà/morte. la funzione del fantasy sarebbe pedagogica alla realtà, e di rimbalzo maggiore, la realtà sarebbe pedagogica alla vita vera (quella eterna senza fine) che è quella dopo la morte. La vita è dunque un approfondimento della relazione con un altro, come il fascino del fantasy attira alla conoscenza di personaggi, che per quanto immaginari, tratteggiano caratteri riscontrabili nelle persone reali.
  • Riferimento biblico: 1 Cor 13, 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
  • dimensione sogno/veglia morte/vita eterna
  • dimensione scientifica dell’interpretazione della realtà: è tutta una simulazione?