Scheda su “L’uomo che vide l’infinito”

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Inizio del film: citazione iniziale di Bertrand Russel: La matematica vista nella giusta luce, possiede non soltanto verità ma anche suprema bellezza. La vita di Hady matematico inglese, professore a Cambridge, Trinity College è profondamente segnata dalla perdita di Ramanujan che morirà all’età di soli 33 anni, Hardy sente il bisogno di scrivere le vicende accadute per non dimenticare.

Si vede poi Ramanujan che scrive sulle pietre del pavimento del tempio della sua dea Namaghiri

10.00-11.55 Ramanujan invita sua moglie a guardare gli scritti nei suoi quaderni. Per fare un paragone comprensibile alla moglie sul significato dei simboli matematici, nel dialogo si dice che sono come colori invisibili. Il dialogo prosegue dicendo “c’è uno schema in ogni cosa” … “nella matematica questi schemi si rivelano nella più incredibile delle forme”. La matematica è paragonata ad un linguaggio universale, che si può ritrovare dappertutto nel creato.

29.08-30.50 A Ramanujan viene chiesto di seguire delle lezioni al college, non per farlo avanzare nei concetti (i suoi sono già stati riconosciuti superiori e rivoluzionari) ma per dargli un linguaggio formale che possa essere compreso dai due matematici che lo guidano e che gli serva per fare i passaggi intermedi nelle sue formule. Quello che si necessita per convalidare un sapere matematico è la dimostrazione, di modo che altri possano giungere con tutti i passaggi logici necessari a derivare le stesse formule.

Ramanujan attribuisce le sue scoperte matematiche a Namagiri (la dea che pregava nel suo paese di origine). Secondo Ramanujan, lei gli appariva in visioni, proponendo formule matematiche che lui avrebbe poi dovuto verificare. Uno di questi eventi fu da lui descritto come segue:

While asleep, I had an unusual experience. There was a red screen formed by flowing blood, as it were. I was observing it. Suddenly a hand began to write on the screen. I became all attention. That hand wrote a number of elliptic integrals. They stuck to my mind. As soon as I woke up, I committed them to writing.[2]

Mentre dormivo, ho avuto un’esperienza insolita. C’era uno schermo rosso formato da sangue che scorreva, per così dire. Lo stavo osservando. Improvvisamente una mano cominciò a scrivere sullo schermo. Divenni tutto attento. Quella mano scrisse una serie di integrali ellittici. Mi rimasero impressi nella mente. Non appena mi svegliai, li misi per iscritto.[2]

38.00-41.37: Amore per la forma, dovere interiore, la forma fine a se stessa. Quello di Ramanujan è un dono cosi importante da essere paragonato da Hardy al complementare astratto dei principia mathematica di Newton (che invece si riferirebbero al materiale). Per Hardy il massimo degli onori sarebbe che i due quaderni fossero posti nello stesso luogo degli scritti di Newton.

1.24.30 – 1.27.50 dialogo tra Ramanujan malato e Hardy che lo va a trovare come amico (e non più come professore). Ramanujan si è salvato da un tentativo di suicidio. Sta vivendo molti dispiaceri sia per la non comprensione e il non successo nel mondo inglese, ma soprattutto per non avere più notizie da parte di sua moglie. Qui confessa ad Hardy, proprio perché gli si manifesta nella nuova veste di amico, che i le equazioni gli sono suggerite come pensieri di dio. La dea Namaghiri glieli mette sulla bocca durante il sonno o durante la preghiera. Anche se Hardy fatica alla possibilità di “dialogare” e credere in dio… confessa che crede nella loro amicizia.

Per Ramanujan si tratta di intuizione intellettuale. Per Hardy tutta la vita era la matematica. Adesso ha potuto andare oltre, avere anche un amico.

1.31.30-1.33.00 Discorso di elogio sul lavoro delle partizioni di Ramanujan. L’invincibile originalità. Esploratori dell’infinito alla ricerca della perfezione assoluta… noi non inventiamo le formule, esse esistono già… giacciono in attesa che le più brillanti menti le scoprano. … di fronte alle opere di Ramanujan non si può non credere in lui (lasciando stare dio).

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